Diamo per certo che la figura arbitrale, in qualsiasi campo la troviamo, è un male necessario, una figura al di fuori delle parti, che giudica, l’arbitro è indispensabile. In campo sportivo, oltre che necessario, diventa, spesso, fonte di continua polemica. Nel baseball come in tanti altri sport parlare, o meglio, criticare un arbitro ed il suo operato è quasi proibito. Esiste una legge non scritta per la quale, se lo fai, rischi dolorosissime conseguenze. Secondo me, se le critiche vengono mosse in maniera educata e tendenti al miglioramento dell’operato degli “umpires”, non vedo quali problemi possano sorgere, a meno che anche per questi signori in blu non sia stata istituita una “Casta” intoccabile. Metter in dubbio le capacità, l’onestà etica di un arbitro è peccato.

Allora proviamo a fantasticare, creiamo una suddivisione, pensiamo a quattro grandi categorie di arbitri: capaci, incapaci, parziali e “non è mica colpa loro”.

Dei primi, quelli bravi, sono più di quanto si pensi, perché non è vero che solo chi non sbaglia è bravo, tutti possono sbagliare, tanto più un signore che deve prendere una decisione in meno di un nanosecondo. Normalmente l’arbitro “capace” è quello che, alla fine della partita fa autocritica (con se stesso) e durante la gara non si erge mai a protagonista. E quello di cui non ricordi il nome.

L’incapace è quello che sbaglia, ma non sempre, sbaglia ma non lo sa, lo fa in buona fede (forse), è quello che ha un’area “che non si capisce”. Che decide prima che arrivi la palla se chiamare salvo o out, strike o ball, che vuol parlare con i coach quando i giocatori danno segni di manifesta insofferenza. L’arbitro incapace non sa chi sono le squadre in campo, l’hanno mandato lì e lui lì è andato. L’arbitro incapace arbitra male, è vero, ma lo fa per tutte e due le squadre in campo ed è per questo che crea danni a ripetizione e trasforma partite normali in battaglie vitali.

L’arbitro parziale, meglio conosciuto come “casalingo”, è quello che arbitra in malafede. Nel momento stesso in cui mette piede in campo sa (o suppone) come andrà a finire. Sbaglia sapendo di sbagliare. Usa ad arte il suo potere per portare all’esasperazione la squadra avversa, e, a meno che la stessa non prenda il largo nel punteggio, siccome è intelligente, interviene ad arte, senza pudore, quando si presentano le occasioni giuste (esempio: rimonta dei suoi “preferiti”). Partita stretta? Non si può vincere.

L’arbitro “non è mica colpa loro”, è un personaggio raro, ma purtroppo non in via d’estinzione. A metà tra l’incapace ed il parziale. Arbitra con cattiveria. Ex-giocatore, o presunto tale, ha sempre pensato che se in difesa non prendeva mai una palla era colpa dei rimbalzi difficili, se ne mancava una al volo era perché c’era il sole (anche in notturna) e che se non batteva era perché viveva un lungo momento di slump. Questo arbitro è il più pericoloso in quanto imprevedibile e carico di rancore.

L’arbitro, nel gioco, detiene il potere ed è intoccabile.

In Major League: Ne sa qualcosa Delmon Young, esterno dei Tampa Bay Devil Rays, considerato un talento emergente del baseball americano. Durante una partita valida per la International League è andato fuori di testa dopo essere stato eliminato al 3° strike dall’arbitro e in preda alla rabbia ha lanciato la mazza, colpendo involontariamente (o quasi) l’arbitro, pur senza conseguenze negative. Young è stato squalificato per 50 partite, non percepirà stipendio e dovrà svolgere lavori socialmente utili per 50 ore complessive.

In serie B, Italia: Ne sa qualcosa Giovanni Bottaro dell’ASD Verona, che, proprio contro gli Athletics (03/05/08), per una chiamata di strike out ha contestato la decisione arbitrale ed ha toccato, con energia, due volte, la schiena dell’arbitro capo, con la mano. Espulso dal campo, il giocatore si è poi visto comminare ben 6 mesi di squalifica (fino al 03/11/08), campionato finito, senza condizionale né indulto! Non percepirà stipendio nemmeno lui, ma forse non lo percepiva nemmeno prima.