Finali nazionali Winterleague 2011

Se non si fosse trattato di una manifestazione sportiva nella quale, l’astante italico medio, si aspetta “pathos” e “agone”, potremmo definire quella di domenica una bella giornata.

C’era tanta gioventù che tinteggiava di allegria il grigio e maleodorante (causa cloro) ingresso della Record, c’erano rappresentanti del mondo intero, italiani, dominicani e perfino padani che, ironia della sorte, sono quelli con cui ho fatto più fatica a relazionarmi per problemi di lingua.

E come non ricordare il festoso pasto, consumato in quello che ormai definirei il tempio del colesterolo e della cirrosi, il mitico Dragon che, per la precisione della sua ricorrenza annuale, sembra più istituzionalizzato della festa dell’unità d’Italia. Mamme e papà eroici, che non solo hanno passato una domenica al servizio del prossimo, ma hanno dovuto sopportare anche la tracotanza della franchigia nobile, che mal sopporta la condivisione del desco con la plebe e sfodera dalla guaina minacciosi buoni pasto con la destrezza del miglior

paladino.

Che dire, la classica giornata finale di winter league, che ci regala le solite certezze, che ci ricorda che abbiamo in società persone d’oro che, figli o non figli, sono pronti a tutto, che abbiamo una delle pochissime dirigenze a me note che conosce cosa serve al baseball giovanile e fa veramente tanto per garantirlo, che chi nasce per rompere rompe e che Osvaldo arriva con la mia Harp sempre al momento giusto.

Il problema è che tutto questo è stato fatto a supporto di una competizione sportiva nella quale i nostri ragazzotti si sono fatti desiderare.

Sia ben chiaro, non metto in discussione l’efficacia del loro gioco, ma il fatto che molti di loro abbiano provato a giocare.

Infatti la mia filosofia di tenere bassa la tensione comincia a crearmi qualche dubbio.

Certo non si sono verificate crisi isteriche, ma è spesso venuta a mancare per alcuni dei nostri pargoli la voglia di giocarsi le carte in proprio possesso.

La speranza è che sia solo un problema di tempo e che quando potremo incipriarci con la terra rossa si possano raccogliere i primi frutti.

Ormai è noto, a me la fredda cronaca annoia, lascio questa pratica all’ottimo, anche se un po’ acido, Alex Montanari, che descrive con abilità nel suo bellissimo sito.

Io non riesco a tradurre tutto quello che vedo e sento dentro e fuori dal campo in out, punti ed errori.

Comunque complimenti allo Junior Parma, ammiro molto questa squadra per preparazione tecnica e per atteggiamento di giocatori e tecnici e il loro successo è un premio al loro lavoro.

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