Conviene essere onesti? Convenienza ed onestà, due parole che, così, di getto, proprio non hanno nulla da condividere. Se si fanno le cose per convenienza si è soggetti a cadere nelle tentazioni, a scegliere non le cose giuste, ma solo quelle che danno un vantaggio. Il pensiero comune della società attuale ci sta trascinando verso questa logica. Essere onesti vuol dire anche essere leali, con se stessi e con gli altri, svegliarsi al mattino, guardarsi allo specchio e non vedere nemmeno un’ombra, nemmeno una benché minima parvenza di ipocrita auto assoluzione per non essere stato corretto, non importa in cosa. Nel nostro caso ovviamente parliamo di sport. Tutti i “media” plaudono, oggi e solo perché fa moda, al terzo tempo del rugby, cioè al momento in cui, finita la partita, raccolti da terra i denti rotti ed i pezzi di carne strappati, i contendenti si ritrovano tutti a bere e star bene insieme, chi vince si complimenta con chi perde. Una bella scena, una bella cosa. Sentita fino in fondo? Io credo di sì, perché il rugby è così da sempre anche se se ne parla solo oggi perché fa figo. C’è da chiedersi “come mai le altre associazioni sportive non prendono esempio dal rugby?”, semplicemente perché chi ci ha provato è apparso semplicemente patetico. Prendiamo il calcio ad esempio, botte sugli spalti, botte in campo, accoltellamenti per strada, cori razzisti eccetera, poi hanno introdotto il saluto finale … una passerella che non tutti i giocatori fanno, molti raggiungono gli spogliatoi appena finita la partita, e la maggior parte di coloro che partecipano a questo ipocrita scambio di complimenti lo fa solo per andare a protestare verso la terna arbitrale (normalmente, fa così, chi perde). Nel baseball il saluto c’è sempre stato, ma dopo, finita la partita, ognuno va per la sua strada, non c’è bisogno di far finta di far niente, tanto il rispetto c’è e ci sarà sempre. Rispetto che l’avversario merita sempre, indipendentemente dalla sua forza o dal risultato conseguito in campo. Rispetto che Charlie Brown ha sempre cercato, in tutte le sue strisce. Charlie Brown, un bambino di quattro anni, sfigato ed onesto, capitano e manager di una squadra di baseball, una squadra scarsa, che perde sempre e, perde anche quando vince, perché, in quelle occasioni, o lui è assente giustificato o la partita viene annullata per qualche irregolarità. Il baseball di Charlie Brown è semplice, lineare come la sua vita, lui lancia la palla e gli altri battono in modo costante ed inesorabile, con una tale potenza da denudarlo completamente, ma lui non chiede il cambio, non piagnucola, non da la colpa ai compagni, anche se spesso chiede loro spiegazioni, lui non si arrende, nemmeno quando si perde, come è successo, 930 a 2, lui riprende posto sul mound e lancia ancora… ma quei due punti sono stati fantastici! Bisogna sempre cercare di vedere la parte positiva (il famoso bicchiere mezzo pieno), anche in quei casi in cui tutto sembra negativo senza mezzi termini. Charlie Brown ci deve insegnare una cosa importante, cioè che non bisogna mai arrendersi davanti ad uno ostacolo, davanti ad una sconfitta, bisogna, con determinazione e coraggio, cercare di raggiungere i propri scopi, e se questi obiettivi verranno raggiunti con onestà e lealtà, la soddisfazione sarà ancora più grande, e se non si raggiungessero? Allora sarebbe il giusto pretesto per provarci ancora senza sottomettersi a compromessi, senza barare. Ma mai e poi mai utilizzare scorciatoie, mai e poi mai attingere alla fonte della disonestà. Datemi retta, essere corretti e coerenti, in tutto e per tutto, dà soddisfazione, bisogna naturalmente vincere alcune resistenze umane, tipo l’invidia, tipo l’avidità, tipo il disprezzo per i più deboli. Charlie Brown è un perdente, ma non rinuncia a credere in quelli che considera i suoi valori. Ma come possiamo considerare perdente un bambino che è onesto, leale e rispettoso nei confronti di tutti gli avversari? Non si può, e, per quanto possibile bisognerebbe cercare di somigliargli, soprattutto perché Charlie Brown, nella vita sociale, è apprezzato, ha tanti amici con i quali si confronta ed a volte ne deve subire il carattere, ma si vogliono bene, va bene a scuola, ama la sua famiglia, non si droga. Cosa volete di più dalla vita? Un Lucano?

“Ero il manager di una squadra così scarsa, che consideravamo il conto di 2-0 sul battitore come una rimonta” (Rich Donnelly)