A che gioco giochiamo?

Ragazzi 2012 - Winter League
Chi non risica...

Le lunghe notti solitarie a cui sono costretto nelle mie trasferte in Trinacria mi regalano attimi di riflessione che non possono oggi prescindere dalle ultime gesta dell’armata Brancaleone.
Non distinguo con certezza quanto dipenda da un’onesta autocritica o da pura disperazione, ma una domanda mi tortura più delle scarpe antinfortunistiche: “Cosa sto sbagliando?”.
Certo non posso pretendere che quanto prodotto dai nostri ragazzi domenica, in occasione della finale regionale della Winter League, abbia avuto la stessa diffusione del tripudio di antisportività fiorito dal circo del calcio, ma credo che buona parte delle persone che leggeranno queste umili righe abbiano un idea precisa dell’accaduto.
La fredda cronaca racconta di una semifinale persa 5-0 contro quel San Lazzaro che poi andrà a guadagnarsi meritatamente il titolo, senza aver registrato particolari segni vitali fra i giovani gialloverdi.
Ed è a seguito dell’assenza agonistica dimostrata durante questa partita che ci si è fermati a riflettere; perché noi abbiamo sempre paura, perché quasi nessuno gioca per vincere, va nel box di battuta per colpire la palla o lancia per eliminare l’avversario; perché a questi ragazzi manca il naturale fuoco agonistico, ma soprattutto perché a tutti?
Sono sotto pressione e quindi crollano, oppure proprio per non avere mai avuto pressioni, non avendo risorse proprie, girano a vuoto in prossimità di diamanti con o senza terra rossa?
Purtroppo non ho una risposta, ma posso provare a condividere con chi mi legge sensazioni provate durante il torneo.
Per esempio, ho visto un lanciatore dopo un inning dominato con tre K, iniziare il secondo con un ball ed entrare nel panico; se un ball può demolire la consapevolezza di tre eliminazioni al piatto consecutive, come si può aiutare un ragazzo?
Ho visto giri di mazza eseguiti per onorare l’impegno, per far vedere che noi non siamo mica quelli che stanno li col bastone in mano a dormire o per esibire lo swing imparato all’allenamento, ma raramente per voler colpire la palla.
Altra cosa interessante su cui riflettere è che un torneo caratterizzato da scarso livello tecnico, scarsa presenza di prospetti fisici e scarsa talentuosità, sia stato vinto dalla squadra che, per quel che ho potuto vedere, ha voluto più delle altre vincere.
Durante la finale si sono visti mediocri lanciatori intonsi e non a caso la partita è stata decisa da due errori consecutivi, ma chi voleva vincere ha vinto, in un modo o nell’altro.
Non ho visto squadre tecnicamente superiori ai nostri, ma giocando così i ragazzi Athletics non arriveranno da nessuna parte, sempre che vincere qualcosa sia una delle loro priorità.
Noi comunque continueremo a lavorare per migliorare la nostra tecnica fino in fondo, però rispetteremo la voglia di vincere dei nostri ragazzi quando ne troveremo traccia.
A questo proposito è bene chiarire quali siano state le motivazioni che mi hanno suggerito la formazione della finale per il terzo posto, vinta per 6-2 dalla Fortitudo. Troppo facile pensare che, ritenendo il terzo posto un obiettivo inutile, si sia fatto giocare gli “altri”, il concetto invece è che non si possono sacrificare i più inesperti o i meno abili a favore di chi questo favore sembra non volerlo.
A conferma, l’ultima pugnalata ricevuta dai miei piccoli Bruti è stata l’allegria e l’indifferenza con qui è stata accettata la panchina nella finalina.
Brutto segnale.