Andando ad una partita di baseball (parte 2)

Fine maggio, finalmente una giornata serena dopo tanta pioggia, l’inverno 2009/2010 è stato un vero inverno, siamo a fine maggio e l’aria è ancora fresca alle 10 di mattina. La squadra si ritrova, ancora una volta, nel parcheggio antistante il diamante di casa. Si va in trasferta, oggi si va a Cupra. Siamo puntuali, il pullman è già sulla strada principale. Si è tenuto distante perché nella nostra stradina ci sono i gazebo della festa dell’Unità. Si chiama ancora così, penso per non far scappare i vecchi compagni, ma di quell’”Unità”, quella di cui nutro il ricordo, è rimasto ben poco: il nome.

Ci appropinquiamo al pullman e man mano che avanziamo sentiamo crescere forte un’indistinta emozione, forse è paura. E’ lo stesso pullman dell’anno precedente? anche allora la destinazione fu Cupra Montana, ed il ricordo si fa sempre più nitido. Era un anno fa, era il 22 giugno 2009.
Il pullman che ci è stato riservato ha qualche cosa di sinistro, quello che più disorienta i partenti, è quella scritta, sulla fiancata destra, la lamiera scarnificata dalla punta di una baionetta: “Anita ama Giuseppe”, la frase si trova incastonata all’interno di un tricolore. Quel giorno la squadra partì senza il sottoscritto. Dovevo sbrigare alcune faccende personali per cui decisi di raggiungerli per strada, andando con la mia auto personale. Pioveva. Il pullman delle guerre puniche mi precedeva, io seguivo ad un’ora di distanza, abbondante. Pioggia più o meno intensa, un bell’acquazzone mi sorprende a Faenza, bene, si sente meno il maleodorante miasma che proviene dalle ciminiere delle fabbriche di ceramica. Dal pullman giunge una prima telefonata con cui mi rendono noto che entra acqua dalla dodicesima fila andando verso il fondo e dopo nemmeno mezz’ora, all’altezza di Misano scoppia un manicotto dell’acqua. Si fermano all’Autogrill, quello in rifacimento (ancora oggi devastato dai lavori in corso)… io li raggiungo lì. L’autista dice che si è rotto un manicotto dell’acqua del motore, mi basta un’occhiata per correggerlo, il manicotto non è rotto è letteralmente esploso! Si avvicina un napoletano, uno di quelli che vendono le patacche ai turisti. Confabula con alcuni dei nostri poi ci fornisce il numero di telefono di un “meccanico” suo amico. Fanno telefonare a Ledesma (!?!)… capito? A Ledesma! Il meccanico però non è disponibile, forse ha capito che c’è poco da guadagnare. Dopo l’iniziale speranza comprendiamo che la situazione non è cambiata: siamo ancora in qualcosa di marron, ma non è Nutella!

La sosta obbligata mi aiuta ad osservare. Di quei napoletani ce n’è almeno una dozzina. Sono sparsi qua e là e non ci vuole un genio per capire che ognuno di loro ha un compito ben preciso. Alcuni si avvicinano alle vetture che parcheggiano, prediligendo stranieri, donne sole e gruppi familiari. Non so cosa dicono, sono distante, si avvicinano sorridenti, fanno gesti, come a mimare la forma di oggetti. Nel tempo in cui siamo stati lì non ho visto nessuno cascarci. Ad un tratto si sentono delle grida, uno di loro si è “attaccato” con un camionista rumeno… vengono quasi alle mani, ed in meno di due minuti arriva un’auto della Polizia. Non appena l’auto entra nel parcheggio dei soggetti di cui sopra non è rimasta nemmeno un’ombra, spariti tutti. La Polizia resta lì qualche minuto, chiediamo aiuto anche a loro, ma possono fare ben poco. Appena lasciano l’autogrill quelli tornano tutti al loro posto, come gli zombies al calar delle tenebre.

Siamo costretti ad una riparazione di emergenza. I suggerimenti si moltiplicano, ma nessuno trova ragione per essere messo in atto. Da lì però bisogna muoversi. Un pullman “muletto” non esiste, abbiamo telefonato alla ditta ed il proprietario ci ha detto che “quello” è l’ultimo esemplare rimasto (manco fosse un animale in via di estinzione) e che tutti gli altri sono andati distrutti sotto i bombardamenti del ’45! Sull’impianto idraulico lavorano l’autista, Duarte e Ledesma, non hanno ricambi, ripiegano pietosamente su cellophane e nastro adesivo. Il gestore della pompa carburante ci dice che, all’uscita di Cattolica, dovremmo trovare un’officina IVECO, ma non garantisce sia aperta, sono già le 12! Da persona competente in materia, do un’occhiata all’imbalsamatura del manicotto e sentenzio “Questa dura al massimo per 10 km”. Ripartiamo… ne bastano 5, di chilometri, ed il manicotto subisce l’ultima e definitiva lacerazione. Non è solo l’acqua che esce dal posteriore del pullman che mi bagna l’auto, piove anche! A cucci e spintoni riusciamo ad arrivare davanti all’officina… che ha appena chiuso, ma ci sono ancora due operai in vista. Dapprima tentano di raccontarci di non essere del posto, ma le tute Iveco, che indossano, li tradiscono! Pare non abbiamo molte intenzioni di darci una mano men che meno di riaprire l’azienda. Poi, forse colti da un moto di pietà, trovano un tubo ad hoc che, adattato a dovere e montato “a forza” dalle manone di Ledesma, ci permette di ripartire. Alle 15 arriviamo a Cupra, alle 16 i ragazzi sono in campo. Manco a dirlo pioviggina per tutta la prima partita… mentre all’inizio della seconda, in campo, accanto agli esterni, c’è la nebbia a far loro compagnia.

Quest’anno è andata decisamente meglio. Temporale tropicale con grandine a parte, a metà della prima partita. Il viaggio? Bene, con un’autista con il piede cementato sull’acceleratore fisso sui 100 km/ora, anche quando, poco dopo Rimini Sud, abbiamo rischiato di toccare con mano le tonsille del conducente di una Ford che ci precedeva. N.B. il pullman non era lo stesso del 2009.

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