Che fegato ragazzi!!!

Non fatevi ingannare dal titolo, non è di coraggio che sto parlando.
Anche se a pensarci bene le finali di Winter League appena disputate possono essere anche accreditate del sottotitolo di fiera del coraggio.
Pensate solo a quelle squadre che hanno viaggiato per centinaia di chilometri, atleti, allenatori, mamme (ovviamente degli atleti), che sono partiti da casa ad un orario improbabile e sono rientrati quando ormai anche il posticipo di serie A era andato in gloria.
Pensate a quegli arbitri, che secondo recenti studi sembrano essere del tutto simili agli esseri umani, che nel giorno canonicamente adibito al riposo passano ore e ore a prendersi fischi e nomi, chini a decidere se una pallina era cinque centimetri più in qua o in là.
Pensate a dirigenti ed allenatori, schiavi di questo sport, che una volta entrato in circolo diventa incurabile, a saltare e urlare come gorilla per gestire nove trottoline che vagano per il campo più o meno consapevolmente. Gli anni passano e la carcassa che ci trasciniamo dietro è sempre meno adeguata a certe pressioni psicofisiche.
E come non inchinarsi di fronte a quelle mamme che invece di precettare i mariti per un pellegrinaggio all’ikea, non si sa mai qualcosa di carino lo troviamo sempre, hanno dovuto servire ai tavoli tra folletti indemoniati sputacibo ed allenatori alticci, con una leggiadria sino a ieri consona solo a Carla Fracci.
Poi mi soffermerei su altre figure mitologiche, che hanno allestito il campo, preparato la consolle dello speaker, gestito i punti di acquisto delle bellissime foto del nostro reporter e chissà ancora quante cose. Forse in pochi ci hanno fatto caso, ma i loro figli non giocavano questa finale, eppure abbiamo trovato tutto pronto quando ci serviva.
Ma veniamo a lui, l’uomo che definiremo Manzonianamente l’Innominato, colui che regge i fili di tutta la baracca, che leggende locali accreditano di 15 minuti di presenza contemporanea sia alla palestra della Record che al Palacus. No nel suo caso non è coraggio, ma pura follia.
Ed infine loro, i veri protagonisti di questa infinita domenica, i ragazzi o come credo meglio definirli i cinni. Tutti fantastici, pieni di vita, di voglia di divertirsi e coraggio. Sì perché ci vuole molto coraggio a giocare una finale di un torneo importante di uno sport molto difficile in mezzo ad un turbinio di adulti, qualsiasi sia stato il loro ruolo nella commedia, non sempre opportuni negli interventi e non sempre attenti alla regola n°1: Noi siamo a supporto della loro crescita, nello specifico quella sportiva.
Ed ora il coraggio di essere in po’ fazioso e sottolineare che tra tanti dei suddetti cinni ce ne sono alcuni che hanno vinto, hanno vinto sul campo e in questa winter league 2008 hanno vinto sempre.
Hanno vinto di squadra, insieme.
Sono perfettamente cosciente che pagherò queste mie parole col sangue, come sempre dopo un buon risultato, ma come posso esimermi dal dirgli che sono stati bravi?
Ma torniamo all’inizio di queste mie righe.
In effetti il titolo si riferiva all’organo epatico in persona.
Abbiamo mandato al macero volumi e volumi di scienza dell’alimentazione e creato un precedente che cambierà il volto all’alimentazione nello sport.
Gli atleti hanno gareggiato dopo aver mangiato primi a base di panna e salsiccia e per secondo olive all’ascolana e patate fritte; e la conferma che questa sia la via giusta lo dimostra il fatto che la squadra vincitrice annovera tra le sue file bestie che alle 9.45 circa ha fatto colazione con hamburgher e piadina con bresaola (e questo è solo quello che sono riuscito a vedere).
Per quanto mi riguarda alla fine di tutto sono tornato a casa, con ancora i sorrisi di tutti stampati nella mente ed ho brindato al successo con una bottiglia di Maalox Plus del 2006 D.O.C.

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