Ragazzi Athletics: si cresce!

Non so se capitava anche a voi, ma quando ero bambino e mi beccavo le classiche influenze stagionali, c’era il detto che fosse il momento in cui si cresceva.
Ora soprassedendo sulla qualità della mia crescita, la soddisfazione per il giovane Max era poca, perché comunque stavo male.
Nel baseball giovanile il discorso è molto simile, le sconfitte ci aiutano a crescere molto di più delle vittorie.
Prima di tutto dobbiamo imparare ad accettare le sconfitte, a trarne giovamento per il futuro, senza cercare alibi che ci liberino dal pesante fardello della responsabilità.
Può aiutarci chiamarle non vittorie?
Probabile, però è troppo lungo da scrivere per cui boccio la mia proposta.
Quello che cerco di trasmettere ai nostri ragazzi è che il nostro sport prevede sempre uno che vince e uno che perde (tranne quando piove… N.d.R.) , ma che si tratta solo dell’esito di una partita e non del giudizio universale, cosa a cui tra l’altro tengo molto.
Nel nostro paese, grazie a tutta l’ignoranza che gravita attorno al calcio, esiste una cultura sportiva malata che ci fa ignorare che spesso una sconfitta è una vittoria meritata dei nostri avversari, che in quel singolo incontro hanno giocato meglio di noi per una miriade di motivi.
Possiamo maledire gli arbitri, esonerare gli allenatori o accusare i dirigenti di incapacità, ma niente di tutto questo ci farà diventare giocatori migliori.
Detto questo desidero tirare una serie di conclusioni sull’esito della fase regionale della Winter Leaugue e di quanto visto sui diamanti.
Non si può non affermare che la squadra che ha vinto ha meritato ed ha mostrato una evidente supremazia dal punto di vista fisico, soprattutto in ruoli cruciali.
Ho più da eccepire sull’entità della nostra sconfitta, determinata anche da nostri banali errori sia in fase di difesa che in fase di attacco.
Ritengo che il primo aspetto su cui i nostri ragazzi dovranno lavorare sia quello mentale, inteso come capacità di ragionare su quello che si sta facendo, ma anche come consapevolezza dei propri mezzi.
Infatti ho notato che alcuni dei nostri giocatori, soprattutto i ragazzi “reduci” dall’importante esperienza dell’anno scorso che li vedeva comparse di uno show retto da altri protagonisti, fatichino a prendere coscienza del loro effettivo valore nonostante i risultati.
Ad esempio Tuono (non fatevi ingannare, l’origine del soprannome non ha niente a che vedere con la sontuosità del fenomeno atmosferico) si è scomposto in semifinale alla prima base su ball concessa, ignorando le sue effettive capacità che lo hanno poi portato a chiudere a zero i suoi due inning nella finale contro i vincitori del torneo.
Insomma pargoli bisogna usare la testa.
Intendo quella cosa posta fra il collo ed il cappellino.
Sempre che non abbiate scordato il cappellino a casa.
Scherzi a parte voglio che facciate mente locale su un aspetto.
Noi come società organizzatrice delle finali nazionali della Winter League avremmo avuto diritto di parteciparvi comunque, indipendentemente dall’esito della fase regionale.
Funziona così: c’è un gruppo di adulti che per espiare i propri peccati passa il tempo libero ad organizzare questi eventi ed il premio per il loro sforzo è la vostra partecipazione all’evento stesso.
Mi ricorda vagamente lo sciopero virtuale.
Ebbene, Voi alle finali nazionali ci andate perché ve lo siete guadagnato con mazza e guanto, ed io domenica 8 marzo entrerò nell’impianto della record orgoglioso di essere il vostro allenatore, a testa alta e per quanto possibile…



pancia in dentro.

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